Sugar Cane

Punch

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Nel corso del ’700 il rum penetrò profondamente nella cultura del popolo britannico. Una delle ragioni del suo successo fu la grande diffusione di una bevanda che, come il rum, venne presto considerata qualcosa di tipicamente British: il Punch.

Il Punch è una costante della vita sociale britannica del ‘700, tanto che la letteratura dell’epoca ne è piena. Per esempio, Henry Fielding fa dire al cappellano di una prigione:

<<Se proprio dobbiamo bere, allora beviamo una coppa di punch – un liquore che preferisco, dato che nelle scritture non si parla mai contro di lui>>.

E il famoso giornalista Ned Ward sostiene che il punch

<<se composto di buoni ingredienti, e preparato con cura, supera di gran lunga tutte le bevande lisce dell’universo>>.

Era consumato in grande quantità, sia freddo che caldo, usando ogni tipo di liquore e con agrumi, spezie e quant’altro accendesse la fantasia di chi lo preparava: veniva bevuto a balli e matrimoni, in ogni genere di festa o ritrovo mondano. Spesso un gruppo di amici si riuniva per lunghe notti di baldoria attorno al Flowing Bowl (che tradotto potrebbe essere coppa dell’abbondanza), come era chiamato dai suoi devoti l’apposito contenitore in cui veniva preparato il punch. La coppa troneggiava generalmente al centro del tavolo e da essa i convitati prendevano il punch con uno o più cucchiai per versarlo nei loro bicchieri. Dopo un po’, quando tutti erano ormai alticci, spesso qualche buontempone beveva il punch rimasto direttamente dalla coppa, usandola come una specie di grossa tazza.

Si formò in quegli anni una vera e propria cultura del punch che accomunava un gran numero di uomini adulti e benestanti (le donne perbene ne erano escluse). Questo tipo di riunione mondana incentrata sul punch fu anche immortalata dal grande pittore e incisore satirico William Hogarth nella sua famosa opera A Midnight Modern Conversation (immagine di copertina).

Le sue origini non sono chiare. Probabilmente viene dall’India e per quanto ne so la parola compare per la prima volta in una lettera scritta da un soldato della Compagnia delle Indie ad un factor, cioè un rappresentante commerciale, della stessa nel 1632. Pochi anni dopo, in altre lettere e resoconti di viaggio in Oriente, sempre negli ambienti della Compagnia, compare la descrizione degli ingredienti di base con cui era fatto: acqua, distillato, agrumi, zucchero e spezie. E questa è rimasta sempre la composizione fondamentale del punch.

I pareri sono invece discordi su chi lo abbia realmente inventato. Secondo alcuni era una bevanda tradizionale indiana, che poi gli inglesi hanno fatto propria. Altri pensano invece che sia stata inventata da qualche factor della Compagnia delle Indie Orientali per sopportare meglio la noia, la solitudine, l’incombente presenza di un mondo grande ed estraneo. Uno degli autori che più approfonditamente si è occupato della materia, formula l’ipotesi che sia stato inventato invece dai marinai britannici in Oriente.

In Gran Bretagna il distillato di gran lunga più usato nella preparazione del punch diventò presto il rum e questo legame con la bevanda migliorò profondamente la sua l’immagine contribuendo non poco al suo duraturo successo. Il punch, infatti, era piuttosto caro. Nella Gran Bretagna del ‘700 gli agrumi erano difficili da trovare, spesso non erano buoni e comunque erano sempre costosi. Altrettanto costose erano le spezie, fra cui primeggiava la noce moscata. E poi, ogni volta ne andava fatto molto per permettere ad un numeroso gruppo di amici di passare la notte insieme. Infine, lo stesso recipiente, il bowl, diventò sempre più elaborato, spesso realizzato da bravi artigiani ed arricchito con decorazioni e metalli preziosi.

Anche che il modo di consumarlo, quelle lunghe nottate passate in compagnia attorno ad un tavolo a fumare, bere e parlare, non era alla portata di chi doveva alzarsi la mattina dopo per andare a lavorare. Insomma, il punch non era alla portata dei ceti inferiori e quindi era prestigioso e socialmente accettabile.

E il rum, che del punch era l’ingrediente fondamentale, cominciò a brillare di luce riflessa. Grazie anche al punch, il rum perse la sua cattiva fama di distillato a buon mercato e di infima qualità, buono solo per soldati, marinai e altra gente di basso rango e cominciò ad essere conosciuto ed apprezzato dalla buona società.

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